Biografici e autobiografici

La condanna.

Ogni mattina mi sveglio, ringrazio mentalmente chi mi ha donato la vita e poi mi viene un pensiero, quasi invariabilmente: penso a coloro che in questo giorno attendono la esecuzione della loro condanna a morte. E ciò mi appare intollerabile. Non so perchè io avverta così intensamente e costantenente questo pensiero, come e anche perchè io mi senta in certo qual modo coinvolta nella sorte di uno sconosciuto individuo che da qualche parte del mondo adesso attente la visita del boia. Penso a come si senta a non poter evitare l’inevitabile, nell’immaginare il gesto imminente del boia sul suo corpo. Mi consola pensare che la mente forse aiuta quel disgraziato suggerendogli che non sta capitanto a lui, che sta vivendo un reality, che si sveglierà da un incubo Svegliarsi la mattina e sapere che non vedrai la sera e neppure il pomeriggio deve essere intollerabile e appunto io penso che in qualche modo la mente debba venire in soccorso di una simile situazione; che magari la mente nel corso dei giorni e mesi ed anni dell’attesa abbia preparato delle difese adeguate, delle paratie da opporre alla violenza dell’angoscia Per rendere minimamente sopportabile una esito così crudelmente incombente.  Non c’è quasi mattina che, svegliandomi, io non sia visitata da questo pensiero, accompagnato, come dicevo, da una mia lode alla vita. Non è che io non sia cosciente del fatto che tutti noi siamo provvisori e che una condanna può attendere anche noi, tuttavia non sappiamo nè il giorno nè l’ora. La singolarità del pensiero ricorrente che ho descritto, (che non è tuttavia legato ad una precisa opinione sulla liceità delle condanne a morte); la sua permanenza, come se avessi in qualche modo un legame con figure lontane nello spazio che stanno vivendo una attesa straziante, mi fa pensare, fantasticare se si vuole che io abbia vissuto in una vita precedente una simile condanna.

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