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Noi e l’asteroide.

Chi di noi ha visto quello che è già ritenuto, a sole poche settimane dalla sua comparsa su Netflix “il film dell’anno”, cioè “Don’t look up” avrà impressa nella mente tra le tante la scena  finale, bellissima e drammatica. Attorno ad un lungo tavolo siedono e consumano la colazione una decina di persone: sono apparentemente serene, come potrebbero esserlo in una occasione amichevole conviviale simile. Però ciò è strano in quanto al di fuori di quelle mura si sta preparando l’indicibile: dal cielo, entro pochi minuti, un meteorite grande abbastanza da cancellare la vita sulla terra sta per abbattersi su di essa. Si era annunciato da mesi, due astronomi lo avevano visto avvicinarsi ed avevano avvertito a catena tutti coloro che potevano diffondere e amplificare la notizia, cioè la stampa e chi poteva prendere provvedimenti in tempo per tentare di deviare l’asteroide, cioè le autorità massime dello stato assieme a quelle della scienza.. I due astronomi non erano stati ascoltati, in un turbinio di circostanze grottesche e colpevoli che avevano sommato ritardo e ritardo, fino all’ultima ora del giorno previsto per l’impatto. Ormai era troppo tardi e dal cielo fuori di quella casa in cui alcuni amici stavano consumando l’ultima cena l’asteroide stava precipitando a velocità tremenda. Ma se qualcuno avesse visto, passando per caso, quel gruppo di amici attorno al tavolo che parlavano tra loro e non sembravano tristi o preoccupati avrebbe detto che quella era la riunione più serena e bella che mai gli fosse capitato di vedere.  Di solito, a questo punto del racconto che una persona fa di un film si ferma un attimo e dice o scrive:” ma non voglio fare spoiler“!. Quindi, io dovrei dire così. Peccato che mi prema di dire una mia piccola morale e non posso dirla senza rivelare qualcosa del finale. Quando comincia a tremare la terra intorno e fuori la casa dove in amicizia e apparente serenità conversano gli amici essi si prendono per mano, si guardano, si sorridono ed attendono l’inevitabile. Avevano fatto tutto il possibile perchè non accadesse, non ci erano riusciti, avevano la coscienza tranquilla, sapevano negli ultimi istanti che la loro vita era stata improntata all’amore, alla attenzione, sapevano che erano accanto a persone che avevano amato e da cui erano amate e che avevano deciso di condividere fino in fondo un inevitabile destino. Non c’era più ragione di formulare ogni altro pensiero se non in cuor proprio sentirsi appagati di quella catena di amore attraverso le mani che si stringevano. Questi sono i pensieri di queste ore foriere di presagi e che mi hanno fatto pensare a questo film e a fare considerazioni: a come sarei io se mi trovassi in una situazione simile, con i miei cari con me, con gli amici che avessi cercato di salvare, senza riuscirci . Che ora mi sono vicini, e ci facciamo forza insieme in quella catena di mani che si stringono nell’ultima stretta. Molta della potenza di questo film Don’t look up – ‘Non guardare in alto’ è racchiusa in questa scena, uno degli ultimi fotogrammi. Non l’unica, certo, potente del lungometraggio, che ci parla in molti modi del presente. e del futuro possibile.

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