Biografici e autobiografici, Ritratti

Davide, lo zio.

Dello zio Davide rimangono alcuni frammenti di ricordo, sotto forma di fotogrammi nitidi, di altri sfumati, di cose dette di lui da altri, di una eco di voce. La sua voce era bassa, calma, malinconica, ma a dire il vero non sono sicura di averla ascoltata. Tuttavia era sicuramente calma e profonda, e Davide era di poche parole. Se poi dico che la sua voce era così significa che senza dubbio io la ho ascoltata e che il mio ricordo non è fallace. Di certo è la prima volta che affermo di avere udito la sua voce. Del ricordo di Davide, lo zio di Gualtieri, che mi ha fatto da padre i primi anni quello certamente più doloroso mi riguarda: non ho più avuto occasione di vederlo dopo che sono stata portata a vivere a Milano, un giorno di cui non conservo neppure un brandello di ricordo. Si diceva dunque di Davide lo zio , anzitutto che era buono, ma forse questo lo dico io e non è che lo metta in contrapposizione con la signora Maria, la zia, che certamente era buona anche lei, Tuttavia di Maria senza esitazione dico che era autoritaria e che probabilmente dominava lo zio, in senso buono lo dico. Sono certa che Davide non si lasciava dominare ma non sono certa di questo e comunque non lo ricordo come una persona debole. Mite, sì, era mite. Non ho mai sentito che lui e Maria litigassero. Non ho mai sentito Maria alzare la voce con Davide e tuttavia si è detto che lei era una specie di generale e allora non esito a credere che abbia più di una volta influenzato pesantemente le opinioni i lui. E’ morto, ancora nei profondi anni ’50 per un male allo stomaco, non so se sia stata ulcera o cancro. Anche questa vaghezza, perchè? E so di averlo saputo tardi, dopo che era avvenuto, e in modo quasi casuale. Perchè non ero al corrente della malattia, perchè non sapevo nulla di lui, perchè, se sono ritornata al paese alcune volte dopo che abitavo a Milano non ricordo un incontro con lui? Perchè sono così sfumati i miei ricordi dei ritorni al paese? Eppure essi lasciavano il segno quando rientravo in cttà perchè piangevo, questo i primi anni prima dei dieci anni ma doveva essere una cosa frequente e dava fastidio certamente agli zii che mi ospitavano nella grande casa, specie alla zia che mi rimproverava e diceva: ma che sciocca che sei, invece di essere contenta che stai in città e di esser venuta via dalla campagna,dove stavi con le galline…(ma che dicesse del pollaio non sono sicurissima, però il senso era quello).. Perchè.se insisto nel dire e nel pensare che Davide lo zio è stato così importante per me nei primi anni non sono andata mai a trovarlo? Sono certa – anche se non ho di questo alcun frammento di opinione men che meno di ricordo – che lui deve avere avuto esitazione dolorosa quando dalla famiglia in città, dai fratelli del papà si decise che io e mia madre dovevamo andare a vivere a Milano, che mia madre avrebbe convenientemente sposato un fratello del papà. Credo di non sbagliare a pensare che Davide lo zio avrebbe visto bene il fatto che io e Iole la mamma rimanessimo per sempre a Gualtieri, dove la mamma era rifiorita dopo la vedovanza precoce e dolorosissima, e dove era amata, anche intensamente, ricordo. Il ruolo degli zii Davide e Maria era insomma considerato esaurito, dopo che avevano custodito me e la mamma nel periodo terribile della guerra e dei bombardamenti. I frammenti di ricordo che ho di Davide lo zio non sono capaci mi rendo conto di consentirmi di far conoscere pienamente come vorrei la sua figura, così leggendaria nella mia mente e nel mio cuore. Non voglio neanche che la mia emozione nel ricordare appesantisca inutilmente con inutili superflue parole un prezioso ricordo profondamente custodito nella mente e nel cuore. Sono anche troppe le lacune. Poi se devo essere sincera mi sembra che in qualsiasi modo lo possa descrivere non riuscirei a consegnare un ritratto degno di lui: dell’uomo che aveva un moncherino al posto di una mano, che aveva perso nella guerra 1915 1918, e che tuttavia mi costruiva i giocattoli di legno e sì me lo ricordo che ero lì e lui teneva nella morsa il pezzetto di legno e intanto lo modellava.

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