Biografici e autobiografici

Il suocero, il conducente e me.

Inizio di settimana spumeggiante: del resto, questa che comincia è la settimana del “ritorno alla normalità” e non può che essere ricca di brio, per così dire. Dialogo con il taxista, che, appena apro bocca per dire la banalità di rito ” che traffico” mi dice che già era così da un po’ e poi mi chiede se deve mettere la mascherina. Inopinatamente, rispondo che fa niente, che tanto c’è il plexigas, magari mi pentirò. Affermo, annegando nel luogo comune, che “si torna alla normalità” sembrandomi nel dirlo di avere un tono di voce un po’ ironico; siccome lui dice “speriamo” mi sento in dovere di precisare “facciamo finta di tornare alla normalità perche comunque ci sono un sacco di malati e morti ancora”; al che l’uomo esprime il dubbio che le notizie corredate di grafici che la sera dai tv ci informano non siano veritieri. Un motivo preciso sottende e rafforza in lui quel dubbio: il suocero, (come apprendo diffusamente nel corso della corsa) ultraottantenne, iperfumatore da 60 anni, ex pluriinfartruato, fece il Codiv mesi scorsi Apprendo che andava in giro da giorni con la febbre dal momento che la provava per finta mettendo il termometro in luogo non ideoneo sollecitato del genero, il mio vivace conducente, che lo vedeva un po’ barcollante. Arriva il giorno che gliela provò lui scoprendo il 39 e oltre, che chiamò quindi il medico, che fece la diagnosi: Covid. Ricoverato in ospedale, (“dove non lo hanno intubato altrimenti sarebbe morto” ) l’anziano suocero guarì e poi fu portato a fare la convalescenza in una RSA in località vicino a Codogno: anche da quella degenza sopravvisse. Uscì guarito “fumando una sigaretta” mi informa il conducente. “Aveva tossito per giorni sul divano accanto a me, a mia figlia, a mia moglie; e non abbiamo preso niente”. Certo il racconto mi colpisce, comincio a intravedere l’origine dei dubbi del conducente sulla esistenza della malattia Covid. ” Mio suocero ha fatto ora anche il vaccino e sta benissimo. – Che vaccino ha fatto? – “Astra Zeneka” Tutto questa serie di fatti vogliono comunicarmi i dubbi dell’uomo sulla effettiva drammaticità, come universalmente comunicata e percepita dalla popolazione. In tono lievemente più assertivo avevo nel frattempo dichiarato che “guardi, io conosco il professor “H”, .e non sanno dove girarsi in ospedale” ! Racconto del dialogo sorpreso ieri : “Pensa, non aveva niente e adesso è li con la maschera ad ossigeno”. L’assertività funziona e – non so se perchè autorevole – aveva provocato nel mio vivace conducente una confessione: “Io ho paura a fare il vaccino”. – Io pure, creda; ma… – L’uomo insiste: sa di alcuni che sono morti dopo il vaccino, “sa io sto bene, non vedo perchè devo fare il vaccino, ho una figlia di 10 anni, non vorrei morire”. Si avvicina la destinazione cui sono diretta e mentre il mio rammarico di non aver detto all’uomo di indossare la mascherina aumenta, lievemente turbata scendo raccomandando all’uomo di indossarla con gli altri clienti. Prefigurandomi un COVID che mi assalirà sicuramente dopo aver ascoltato il gesticolare dell’uomo senza protezione in faccia, e rammaricandomi per la mia dabbenaggine, scendo. Preoccupazione o meno, continuo a sorridere a distanza di ore al pensiero dello straordinario personaggio intravisto attraverso le parole del mio vivace interlocutore conducente.

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