Biografici e autobiografici, Documenti

Il peccato del colonnello.

Il peccato del colonnello

Tornando a casa dal lavoro il signor Francesco baciò la sua giovane sposa. Lei ricambiò la tenerezza. Era stato un giorno di pieno sole, era felice.  Lei amava dipingere: la mattina si era affacciata alla finestra  e il suo sguardo era andato laggiù alla cascina immersa nell’immenso parco.  Era molto brava Ada, dipingeva ad olio, e non solo.  Era stato proprio mentre lei stava dipingendo in un prato, a Limone Piemonte, che Francesco per la prima volta la aveva avvicinata. Lei in quell’occasione era stata ritrosa, quasi brusca ma lui non si era scoraggiato. Lei poi aveva accettato la sua corte. Poi, non mancarono i giorni dell’ansia e dell’attesa, quando lui dovette andare in guerra. Si fidanzarono, si sposarono.  Il lavoro di lui era a Milano e il loro primo nido d’amore era quella casetta affacciata da un lato sul fiume, l’Olona, e dall’altro sull’immenso parco. Sono passati molti decenni dal giorno in cui Ada dipinse il suo quadro, non c’è più traccia dell’immenso spazio libero in fondo al quale c’era solo una cascina, ora è la selva di condomini della grande Milano, lì a partire da piazza Tripoli. Il luogo dove c’era la casetta degli sposi Francesco e Ada invece può essere ancora riconoscibile nella ubicazione e perché anche adesso c’è una casa a soli due piani. La cascina ritratta da Ada con il tempo si era trasformata e la sua storia ve la voglio raccontare, con le parole che Francesco ha scritto sul retro del quadro della sua sposa…E’una storia di amore e di morte e anche di espiazione. Davvero romantica!…” Il quadretto fatto da Ada a Milano dalla finestra del 1 piano della villetta di via privata Sardegna (2 stanze e cucina e cantina…..). In primo piano si vedono gli argini dell’Olona, su cui al mattino, dalle 5 alle 10 volteggiava una batteria di artiglieria a cavallo (La Voloira) : tutti a cavallo anche i serventi dei cassoni). Sullo sfondo una fattoria, acquistata dalla contessa Paternò per farne un monastero di clausura, per espiare e domandare perdono a Dio del debito di suo marito, colonnello di cavalleria, che aveva ucciso una damigella di corte della regina, per gelosia. La morta era amica della moglie, anch’essa dama di Corte. Il processo fu famoso. Più tardi il cardinal Ferrari convinse la Paternò a trasferire il monastero che è dietro il Palazzo di Giustizia. La Cascina fu donata al Piccolo Cottolengo che c’è tuttora. All’uscita dal carcere il Paternò si fece missionario. Non avevano figli. Sui prati ora c’è piazza Tripoli e diramazioni. Incorniciato e.. Ad Ada il 24.4.1984. “

2 pensieri su “Il peccato del colonnello.”

  1. Massimo Parizzi dice:

    Bello. Brava, Germana!

  2. Marco dice:

    Bellissima storia, complimenti per far risplendere la luce su questi piccoli ma importanti pezzi di storia.

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