Interviste

Intervista a Renzo Bergamini sindaco di Gualtieri.

Dopo la bellissima vittoria di Elio Germani alla Berlinale 2020 per il film “Volevo nascondermi”, ho chiesto a Renzo Bergamini, sindaco di Gualtieri, il borgo emiliano che del pittore narrato nel film è stato la patria, dopo il suo arrivo tormentato dalla Svizzera, di raccontarmi di lui, del film di cui Gualtieri è stato set, del periodo in cui il film è stato girato, della emozione provata alla notizia del premio prestigioso all’attore che magistralmente ha interpretato la figura dell’artista.

Signor sindaco, nei giorni antecedenti la consegna dei premi alla Berlinale 2020, nel presentare la candidatura di Elio Germani e del film “Volevo nascondermi”, un articolo che ricordo aver letto scrisse come Antonio Ligabue fosse stato accolto dal paese di Gualtieri quando arrivò da profugo dalla Svizzera, e come quella accoglienza possa essere vista ai giorni nostri come un esempio positivo, un motivo di riflessione ulteriore, nel tempo in cui grande è la necessità di accoglienza nei nostri Paesi e grandi le resistenze ad essa. Signor sindaco, vero si possa ai giorni nostri ringraziare la generosa accoglienza da parte di Gualtieri al futuro grande artista?…

R: Quando parlo dell’arrivo di Ligabue ed evidentemente in questi ultimi anni mi capita sempre più spesso dico sempre che il mondo non e cambiato e le resistenze alla accoglienza ci furono allora come adesso ci sono in analoghe circostanze. Antonio Ligabue approdò qui a Gualtieri negli anni Venti, espulso dalla Svizzera, cacciato, a motivo del suo modo di essere, dei suoi comportamenti strani. La popolazione del paese era spaventata, in molti non avrebbero voluto accoglierlo, altri al contrario, sì e allora lo hanno accettato. Le resistenze c’erano anche perché l’uomo si presentava come figura problematica, oltre a non parlare italiano. Era un “diverso”, a cagione della sua psicosi. Ma ecco… il sindaco di quel periodo volle mettere in pratica l’ammonimento alla accoglienza che in quei giorni lontani  si concretizzava nell’esistenza di una casa colonica, in cui c’era obbligo di dare aiuto e ospitalità ad ogni bisognoso, ad ogni viandante, viandante così era il loro nome un tempo. Adesso dove sorgeva quella casa colonica c’è la Scuola Materna.
Il viandante, il bisognoso: ovviamente Ligabue aveva quelle caratteristiche e infatti la cascina lo ospitò, da un certo momento in poi: in essa venne accolto dopo che nei primi tempi del suo arrivo egli se era messo a vivere in una baracca accanto al grande fiume. Anche allora anche adesso  come intorno a quel 1919 ci sono resistenze ad accogliere di chi si percepisce come diverso, problematico; ma noi continuiamo a mettere in pratica l’ammonimento di quel sindaco lontano che accolse e così hanno fatto i vari sindaci qui da noi, che si son succeduti nel tempo.

Io: Come ha vissuto il paese che Lei amministra il periodo in cui furono girate le scene del film… Che ricordi ha lei di quei giorni? Quali i luoghi che, più di altri furono set delle scene? E oggi, c’è un sentimento immagino di legittima felicità in lei e nel paese che amministra.

R: Certo, proviamo tutti un grande orgoglio e felicità. Furono due i momenti in seguito ai quali venne deciso che Gualtieri divenisse set di un nuovo racconto della vita di Ligabue; e fu tra il 2017 e il 2018 quando siamo stati contattati prima dalla Palomar e poi dal regista Diritti, con cui si cominciò a parlare della concreta realizzazione del progetto artistico. Il regista Diritti è bolognese ed ha cominciato a  guardar con attenzione al nostro tentativo di rivitalizzare la storia dell’artista Ligabue e questo è avvenuto a partire dal 2014, convinti a questa rivisitazione dopo che l’interesse era un po’ caduto . Venne dunque il momento che il regista prese contatto con noi e cominciammo a parlare delle modalità con cui realizzare il progetto film. Mi chiede dei set.  
Son stati set importanti la Piazza, Palazzo Bentivoglio, una villa adiacente al Centro Storico, la golena, che è un luogo straordinario, vergine, un habitat particolare, la chiesa di Sant’Andrea, nella Piazza Nuova, la campagna gualtierese… E si vede nel film il protagonista che corre in mezzo al mais. Altri set sono stati: proprietà private, appartamenti storici del centro storico, chiusi da tempo. Ricordo, tra i ricordi molteplici delle riprese una curiosa scena: verso la fine del film, in cui il regista cerca di riprendere, secondo modalità che gli servono per la scena, uno scarafaggio sul muro e della difficoltà che ha trovato in questo, perché non lo soddisfaceva… la sua interpretazione! I Gualtieresi tutti hanno dato una mano in vari modi, interessati fortemente, da distanza seguivano costantemente le riprese a volte rischiando disturbare per la loro pressione intorno. Non erano privilegiati come me che potevo assistere alle riprese dalla finestra del mio ufficio e devo dire che non di rado la mia postazione era agognata e pressante la richiesta di mettervi piede..
Io ho avuto la possibilità di conoscere anche l’altro straordinario interprete della figura di LIGABUE, e ho un grande ricordo.
E poi ho conosciuto l’attuale protagonista che si è immedesimato nella parte in maniera eccezionale ed ha reso un Ligabue perfetto Egli ha accettato di interpretare scene che richiedevano performance particolari che dovevano riprodurre comportamenti particolari che erano appartenuti all’artista, scene difficili per esempio  masticare la terra.
Elio Germani ha voluto conoscere e frequentare bene molte persone – generalmente gli anziani che avevano potuto conoscere Ligabue e che ricordavano quelle che erano state le sue frasi tipiche e i comportamenti salienti. Elio Germani ha preso lezioni di dialetto gualtierese e in alcuni punti del film ci sono i sottotitoli perché non è detto che tutti possano comprendere alcune nostre frasi dialettali. Elio Germano è stato una presenza che non dimenticheremo perché non aveva alcun atteggiamento da divo. Egli conserva ora  un rapporto di amicizia con le persone con cui ha parlato e viene ricambiato con stima e simpatia.
Noi abbiamo cominciato a lavorare intensamente per la preparazione dei vari ambienti subito dal momento in cui la decisione di fare il film è stata presa.
Diritti ha fatto una serie di sopralluoghi in accordo e insieme alla Palomar. Circa poi alcuni interventi sul territorio: uno dei più significativi è consistito quando la piazza Bentivoglio è stata chiusa per una settimana, per la preparazione di essa come set. Attualmente è asfaltata ma ai tempi di Ligabue era ricoperta di ghiaia bianca. Abbiamo cercato, lavorando la notte, di non interferire con le attività consuete attuali di ogni giorno.
Abbiamo deciso dunque a suo tempo di accettare questa opportunità di valorizzazione ulteriore del nostro paese e della sua storia e di quella dell’artista geniale che vi ha abitato e il regista Diritti ci ha detto che è stata la attenzione che noi a partire dal 2014 abbiamo rinnovato intorno alla figura dell’artista a convincerlo a proporre un altro film su Antonio Ligabue. Come ripeto, Elio Germano ha mantenuto rapporti di grande simpatia ed umanità con tutte le comparse, tra essi alcuni hanno recitazione in parti più lunghe. Ricordo per esempio la Cesarina, e il meccanico… Germani non ha mai avuto atteggiamenti da star Si è immedesimato in un rapporto totale con il territorio. Ha capito benissimo quale era stato il contesto sociale in cui Antonio Ligabue era vissuto e lo ha comunicato in eccellenza.

Lei signor sindaco e altri rappresentanti della sua amministrazione siete andati a Berlino, i giorni scorsi, invitati per il giorno in cui fu proiettato Volevo nascondermi . Quale le emozioni alla proiezione del film. Mi narri del vostro incontro con Elio Germano.

R: Mi sono emozionato già da subito, quando mi sono reso conto, tutta la città proiettata verso l’evento, c’era lì tutta la Emilia istituzionale: c’era la sindaca di Guastalla, Guastalla dove alcune scene sono state girate, c’erano i miei assessori, c’era l’assessore regionale alla cultura – c’era Stefano Bonaccini (che quando mi incontra non mi chiama Renzo ma mi chiama Ligabue…).  Forte è stato il consenso al nostro progetto da parte della Regione.
Io posso dire che questo film è una potenza.  Io ricordo che ci sono stati tredici minuti di applausi  Io sono un duro ma mi sono commosso. In conferenza stampa il rappresentante di Palomar mi ha detto sarai contento dopo tanto tribolare!
tiamo maturando l’intento di mettere a disposizione, facendoli conoscere adeguatamente, i luoghi dove sono state girate le riprese. Il cimitero pure è stato luogo di ripresa, sì perché lì spesso la notte di tempesta Ligabue terrorizzato andava a ricoverarsi…
Voglio rendere noto che  è possibile visualizzare i filmati originali che raccontano i suoi giorni, tutti, le sue gesta, tutte fino ai giorni in cui dimorò, negli ultimi tempi, nella Casa di Riposo di Gualtieri, tutti, con solo inizialmente una interruzione alla documentazione della sua vita, nel periodo in cui Antonio fu ricoverato in clinica psichiatrica Reggio Emilia. Questa visione è possibile accanto alla Rassegna,  a Palazzo Bentivoglio, aperta fino a fine ottobre 2020.  Desidero far conoscere la Fondazione, di cui dò gli elementi: www.facebook.com/museoligabue

È partito con il piede giusto il primo fine settimana della mostra “Incompreso – La vita di Antonio Ligabue attraverso le sue opere”, allestita in sala Giove a Palazzo Bentivoglio. Tanti i visitatori che hanno ammirato i quadri, le statue, i documenti e le foto di “Toni”, la cui vicenda umana e artistica è stata appena celebrata a Berlino al Festival internazionale del cinema con il film “Volevo nascondermi”. La mostra sarà aperta anche domani dalle 10 alle 13 e dalle 15 alle 19, con ingresso gratuito. Fondazione Museo Antonio Ligabue – info@museo-ligabue.it.

Signor sindaco, grazie – Stamani è stato emozionante vedere in tv la commozione del vincitore al momento dei ringraziamenti per la premiazione; emozionante non solo per il fatto di dedicare il premio a “a tutti gli storti, tutti gli sbagliati, tutti gli emarginati” ma nel momento di indicare con commozione la dedica ad Antonio Ligabue, che ha mostrato on gesto assai forte e bello – tenere nel cuore. Da persona che ha vissuto a Gualtieri, personalmente ho condiviso più fortemente di altri la soddisfazione che immagino il paese provi per essere stata teatro della vita di un artista grande e per il fatto che la straordinaria interpretazione di un grande attore – che ha fatto rivivere il personaggio in maniera esemplare – dia luce alla figura di lui e al Paese che ha ospitato il suo genio. Da parte mia dico questo Gualtieri è bellissima e spero che anche questa vicenda la illumini ulteriormente. 

Germana Pisa
1 marzo 2020

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