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Timisoara, cap.1, parte 2.

Il pianeta seguiva con passione, attraverso i resoconti dei giornali e i comunicati Tv (ancora del tutto privi di immagini) il susseguirsi incalzante degli eventi. Giovedì 20 dicembre, mentre in tante città  del mondo cristiano era tempo di regali e di dolci sentimenti, piombò nelle redazioni, e fu rilanciata dalle rotative e dalle onde televisive la notizia del grande massacro. Due agenzie di stampa, l’autorevole “Taniug”jugoslava e la Adn dell’ex Germania comunista, lanciarono il massimo allarme per Timisoara,  città  forse ormai completamente distrutta. La cronaca della feroce repressione potè essere letta su due quotidiani jugoslavi, Vecernje Novosti e Ekspres Politika: bambini schiacciati dai tank dell’esercito, donne incinte trafitte dalle baionette, elicotteri che mitragliavano la folla. L’Europa non aveva mai visto, dagli orrori della guerra nazista in poi, analoghe scene di violenza e di sterminio. Fu l’Adn, per prima, a dare le dimensioni della tragedia ( mentre a Bucarest, proprio il 21 dicembre, si consumava la fine politica del dittatore Ceausescu, contestato in piazza e costretto alla fuga) : a Timisoara c’erano stati 4660 morti, 1880 feriti, tredicimila arresti, settemila condanne a morte. Il giorno dopo arrivarono sugli schermi di tutto il mondo, come un pugno atroce alla bocca dello stomaco, le immagini del massacro. Fu la TV di Stato ungherese a dare la notizia che a Timisoara era stata ritrovata la prima delle fosse comuni dove erano stati seppelliti frettolosamente i cadaveri: 4630 erano le vittime accatastate in quella fossa. Subito dopo, la Tv di Belgrado, e poi tutte le Tv del mondo civile, diffusero le scene dei corpi torturati e mutilati, appena disseppelliti, impressionanti sotto le torce che li illuminavano nella notte. I morti nelle fosse comuni – rese noto la jugoslava Tanjug -, citando i dati forniti dal Comitato di Salvezza Nazionale “ erano 4632”.
I giornalisti provenienti dall’occidente poterono rendersi conto di persona soltanto venerdì 22 dicembre dell’entità  del massacro. Le frontiere fino a quel giorno erano restate chiuse, e le notizie, terribili ma incomplete, venivano raccolte ai valichi di frontiera – in particolare quello con l’Ungheria e quello di Vrsac, con la Jugoslavia  e attraverso i fili del telefono. Proprio per la particolarità   e la rarità   delle fonti, i resoconti apparvero per alcuni giorni molto simili, su tutti i grandi giornali internazionali. Ma anche dopo l’apertura delle frontiere, a cavallo dei giorni di Natale e subito dopo, i reportage dei maggiori osservatori giornalistici  – d’Europa e d’America -, di destra e di sinistra – “ furono sostanzialmente convergenti nei toni, nelle cifre, nelle descrizioni, nell’orrore umano e nell’appassionata condanna. Converrà  perciò seguire l’evento attraverso le cronache del più diffuso quotidiano italiano: Il Corriere della Sera (tenendo presente che non diverse furono le corrispondenze del Figaro, o del New York Times). Il giornale titolò mercoledì con sicurezza: A Timisoara è stata una strage, sparavano anche dagli elicotteri, mentre una nota di cautela fu introdotta il giorno dopo dal corrispondente da Bonn (le testimonianze dirette sono poche; molte sono quelle indirette, di seconda o terza mano). Il giorno dopo, l’inviato al valico di frontiera fu in grado di riferire più precisamente le notizie da Timisoara: I morti vengono praticamente rubati dalle autorità , portati via anche con camion per la spazzatura e sepolti probabilmente in fosse comuni nella Foresta Verde, il parco vicino a Timisoara. La prima corrispondenza diretta fu telefonata dall’inviato del Corriere così come da alcuni suoi colleghi che erano riusciti a raggiungere Timisoara, in una Romania attraversata dal moto rivoluzionario, mentre Ceausescu e la moglie erano braccati nel loro disperato tentativo di fuga  nella serata di venerdì 22 dicembre. Fu pubblicata perciò il giorno dopo. Era densa ed emozionata, sotto il titolo: Timisoara, la città  martire, esulta per la libertà  “Ma, nelle fosse comuni, giacciono 4700 vittime della repressione. Si leggeva: “fa un certo effetto essere a Timisoara tra i primi, poche ore dopo che Ceausescu è caduto. La gente gioisce nelle strade, seppur sulla città  si senta il peso dei 4700 morti, i cui corpi sono stati trovati in fosse comuni, dei 2000 feriti. Furono prime pagine dense di tragedie e di sangue quelle degli ultimi giorni dell’anno. Nel frattempo, gli Stati Uniti avevano infatti dato avvio all’”Operazione Giusta Causa”, cioè all’invasione di Panama per la cattura dell’uomo forte Noriega. Poichè le notizie sul bombardamento della città  centro-americana (con alcune migliaia di morti, si seppe poi) non avevano attraversato le strette maglie della censura imposta per motivi di sicurezza dal Pentagono, il giornale si limitava a riferire prudentemente, intanto, dei diciannove militari USA rimasti uccisi e titolava: Panama: gli Stati Uniti in difficoltà  inviano altri 2000 soldati. Ma c’era soprattutto, a sovrastare nell’informazione l’orrore di Timisoara e il mistero di Panama, la rivoluzione in pieno corso a Bucarest. Alla Vigilia di Natale il titolo a nove colonne era sugli eventi nella capitale romena, e il reportage diceva: sulle strade giacciono migliaia di corpi senza vita. E probabilmente la più grande strage dalla fine della Seconda guerra mondiale in poi. A Bucarest come a Timisoara. O forse no. Nelle pagine interne, la corrispondenza dell’inviato nella cittadina-martire aveva infatti per titolo: abbiamo assistito alla battaglia di Timisoara e raccontava: “I morti e i feriti si stanno contando in queste ore..Siamo certi che è stata la maggiore battaglia urbana del dopoguerra. Nella settimana da Natale a Capodanno la tragedia romena fu la regina degli eventi televisivi. Fu quella, due anni prima del Golfo, la grande prova mondiale della mitica Cnn. Le telecamere mostrarono, le voci fuori campo commentavano, gli inviati sul posto raccontavano. Persino le riunioni del Comitato rivoluzionario appena insediatosi a Bucarest si svolsero in diretta televisiva, nella sede della Tv di Stato espugnata dagli insorti ancor prima dello stabile del Comitato Centrale. La realtà  era sotto gli occhi di tutti, dunque. Mai avvenimento planetario era stato seguito con tanto meticoloso scrupolo di verità . La Storia in diretta si disse con giustificata enfasi. L’orrore delle immagini televisive di Timisoara era inenarrabile. Sul maggiore giornale italiano così descrisse la scena l’inviato, finalmente libero, come tutti i suoi colleghi, di vedere con i propri occhi, di guardarsi intorno, visitare cimiteri e ospedali raccogliere testimonianze: La repressione ha provocato migliaia di morti Cresce l’angoscia dei volontari che ancora ieri scavavano nel piccolo cimitero dei poveri. Di una donna incinta è stato trovato il corpo col ventre lacerato e con appoggiato a fianco il feto..Quasi ogni famiglia, qui, ha un figlio o un parente tra i morti. Tortura. Parecchi corpi ne recano i segni, con ferite che in alcuni casi vanno dal mento al bacino. Le stesse scene erano minuziosamente descritte da tutti gli inviati, su giornali di diverso orientamento politico: per esempio l’Unità  (Quattromilacinquecento cadaveri irriconoscibili, mutilati, mani e piedi tagliati, con le unghie strappate.) o La Stampa: (Migliaia di cadaveri nudi legati col filo spinato, donne sventrate e bambini trucidati nel massacro di Timisoara.) in Italia; su Liberation, in Francia: (Migliaia di corpi nudi e mutilati, nel carnaio di Timisoara). Eccola. cupa e tremenda, la verità  di Timisoara.. Non ci libereremo facilmente – pensò – ogni pacifico cittadino del mondo  del ricordo di questo crimine.
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