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Timisoara, cap. 1, parte 3 – Il custode del cimitero.

Sotto la notizia niente – Capitolo I, par. 3 – Il custode del cimitero  
C’è sempre qualche persona che riesce a vedere l’imperatore nudo (quando tutti affermano concordemente che è splendidamente vestito), in mezzo ai grandi eventi della Storia A Timisoara si aggiravano tra gli altri, in quei giorni, due cronisti venuti dall’Italia per conto di un quotidiano di Provincia: arrivati a spese proprie, per  vedere la rivoluzione Appena lasciate le valigie all’Hotel Continental, i due, Michele Gambino e Sergio Stingo – corsero al cimitero, per osservare dal vivo le immagini ossessivamente ritrasmesse dalla TV. Raccontarono poi: Eravamo in preda ad un misto di oppressione e di curiosità : in una casetta di cemento, una delle camere di tortura della Securitate, c’è il cadavere di un uomo su un tavolaccio di ferro, la pancia squartata e poi grossolanamente ricucita. Poco distante, in fila su di un lenzuolo, ancora cadaveri, una ventina, nudi. Uno sembra trattenere le viscere rinsecchite tra le mani. Due metri più avanti la scena più orrenda, il corpicino di un neonato sul ventre di una donna. Ma c’è qualcosa di strano: almeno la metà  dei cadaveri sono in avanzato stato di decomposizione, non c’è bisogno di essere degli esperti per stabilire che la morte risale a diverse settimane fa.; e ancora: la madre del bambino ha almeno una sessantina d’anni e il suo cadavere è peggio conservato di quello del presunto figlio. Dunque, la carneficina non è carneficina? I morti non sono morti? La realtà  non è la realtà , la verità  non è la verità ? L’Imperatore non è vestito? I cronisti si rivolsero non al Tribunale della Storia, ma al custode del cimitero, che si autodefinò direttore. Quei corpi, spiegò l’uomo, sono di vagabondi: barboni, ubriaconi, derelitti; questo, aggiunse, è il cimitero dei poveri. Non c’era stata tortura, ma autopsia: perciò i cadaveri erano tagliati dal mento all’addome, e ricuciti. I corpi erano stati disseppelliti, illuminati, fotografati, ripresi dalle telecamere. Ho detto a tutti la verità  si disperò il becchino  lâ ho detta ai giornalisti. Ma nessuno mi ha dato retta. Il giornale di provincia italiano aveva probabilmente in mano lo scoop del secolo. Ma non pubblicò una riga. Com’era possibile che la Tv mentisse, che i giornali mentissero? Timisoara non era dunque Timisoara? Dieci giorni più tardi il racconto dettagliato dei due cronisti fu pubblicato da un settimanale nazionale, che titolò: quelle cifre inventate, quei cadaveri truccati. Ma dieci giorni più tardi la Romania già  non esisteva più, inghiottita dalle pagine interne dei quotidiani e dalle code dei telegiornali. Scrissero i testimoni del non evento: “Al nostro ritorno in Italia confrontammo ciò che avevamo visto con quello che avevano scritto i giornali, e avemmo la buffa impressione di essere stati da qualche altra parte”. Sensazione analoga dovette provare l’inviato di una grande agenzia occidentale, che non riuscì a capacitarsi di come avessero potuto essere uccisi sessantamila romeni (questa era la cifra rimbalzata in tutto il mondo) in una città , come Bucarest, in cui solo pochi edifici apparivano distrutti o danneggiati. Raccontò, poi: Gli ospedali erano chiusi alla stampa. Ma ad ogni angolo c’erano candeline accese, a centinaia. E qualcuno disse: ogni candelina, una vittima Dunque, io, giornalista, avrei dovuto scrivere il pezzo contando le candeline? Un altro testimone incredulo, nella capitale, fu Guy Sibton, che poi espose i suoi dubbi su un prestigioso settimanale francese:
“Le strade di Bucarest erano più tranquille di quelle di Parigi. In tre giorni tutto era finito? Se nei giorni 22, 23 e 24 dicembre migliaia di proiettili sono stati fatti esplodere dai carri armati sulla piazza del Comitato Centrale dai miliziani, dai terroristi, come mai la sede dei democratici è stata miracolosamente risparmiata?” Stupide domande. Non aveva fatto già  vedere tutto la Tv? E poi, tanti giorni dopo, la Romania era scomparsa. L’informazione cercava già  altre vicende da illuminare. Un medico di Medecins Sans Frontieres raccontò al ritorno in Francia una sua incredibile verità : Siamo partiti in venti, tra medici e chirurghi, con quattro tonnellate di materiale. I chirurghi sono tornati immediatamente indietro perchè non c’è stato bisogno del loro aiuto. Ma quel medico non leggeva i giornali, non vedeva la televisione? Non sapeva distinguere, l’incauto, tra verità  e bugia? https://www.germanapisa.it/wp-admin/post.php?post=1823&action=edit 
                     

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