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Il paese dei balocchi.

Noi di questi anni abbiamo tutti i giocattoli possibili, e ce li abbiamo in fretta. Immersi nel paese dei balocchi, spesso perdiamo di vista la realtà intorno a noi; e d’altra parte nel paese dei balocchi, dove basta un click per esaudire ogni nostro desiderio di sollazzo, c’è personale addestrato a far sì che non rischiamo di annoiarci, e che accorre ad indicarci nuovi settori di gioco che non avevamo ancora notato. Non occorrerebbe facessi molti esempi, ma credo non inutile stilare un breve elenco. Se mi guardo intorno sul tavolo dove scrivo vedo il telefono cellulare che è diventato anche una eccellente macchina fotografica; col telefono cellulare ho scattato solo da ieri non meno di cinquanta istantanee, e alcune le ho stampate; inoltre, ho potuto già inviarle al di là dell’oceano con whatsapp a una persona che da molto tempo non vedeva i soggetti delle mie foto; alcuni anni fa, dopo aver scattato le foto con la macchina fotografica portavo la pellicola al fotografo che mi diceva venga a prenderle tra una settimana; aspettavo con ansia, quell’ansia che ora non c’è più, sostituita da una sorta di noia per la facilità con cui posso permettermi di fare disfare cancellare riprovare fare selfie e dirmi quanto sei brutta ti cancello. Intorno a me vedo due o tre telecomandi che mi consentono di non alzarmi per attivare suoni e spettacoli dal televisore; ho visto le notizie di primo mattino aprendo il pc, ho parlato già a quest’ora del mattino mediante facebook ed altri gadget con amici sconosciuti e noti; potrò in giornata – non muovendomi da casa – mettere un disco nel pc e guardare un film capolavoro degli anni 50. Ho in mente un argomento che ho necessità oltre che desiderio di approfondire e con un click con il cellulare e senza fatica mi avventuro in un sito che al solo mio digitare o pronunciare una parola magica mi presenta sullo schermo quasi lo scibile umano sulla materia; voglio conoscere prima di partire lo stato del tempo dall’altra parte del mondo e un semplice gesto della mano scrive la parola meteo e so se pioverà o ci sarà il sole a Perth; ho urgenza di prenotare un viaggio o una visita al museo o a uno spettacolo e non devo muovere un passo; ho ospiti a pranzo non previsti e mi metto in contatto con chi mi porta a casa un improvvisato banchetto; E non è finita: abbiamo avuto il lockdown e abbiamo potuto comunicare, studiare e lavorare a distanza. Può capitare che questa facilità di comunicazione istantanea porti anche qualche inconveniente e se la opzione cestino non viene attivata in tempo accadono disguidi, come ad esempio oggi, nella chat: qualche parola di troppo, per essersi lasciati trasportare dalla facilità del click e non non aver soppesato le insidie della distanza fisica, e un rapporto va in fumo, si spera momentaneamente. Ma allora il titolo, le prime considerazioni? Se tutto questo che ho descritto è a portata di mano in che senso io ho scritto si rischia di perdere di vista la realtà? Si spiega perché quando avevo concepito il titolo di questo pezzo pensavo che dovesse portare in un’altra direzione, alla quale non sarebbe stato estraneo il titolo medesimo ma che avrebbe dovuto esplorare altri sentieri, invece di lasciarsi trasportare altrove dalla penna: pensieri che percorrerò. Quelli dell’homo videns.

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