Letterari, micro fantasy

I venticinque lettori di Alessandro.

Una prima domanda è: quando Alessandro Manzoni si rivolgeva ai suoi 25 lettori sapeva chi erano, e soprattutto era certo che esistessero? Non lo sapremo mai; immagino tuttavia che avesse qualche notizia in merito. Penso anche che avrebbe continuato a scrivere anche dopo qualche defezione, di cui fosse venuto al corrente; questo, almeno per quanto riguarda il suo capolavoro I Promessi Sposi; e il motivo immagino sia che quando uno scrittore comincia un romanzo e anche se ancora non ha in testa tutti i particolari dello svolgimento, ma ha già abbozzato i profili dei protagonisti di solito questi prendono la mano e dicono si crei una sorta di magia per cui essi dialogano con lo scrittore e lo conducono per mano nella loro vicenda. Quindi non credo che il grande Alessandro, per il quale casi saranno valse le medesime dinamiche, avrebbe smesso di scrivere anche fosse venuto a sapere che uno o due dei suoi 25 lettori aveva smesso di seguirlo. Il fascino di queste dinamiche di interazione tra creatore e personaggi, che mi pare sia confermato da  scrittori di ogni tempo è incomparabile. E certamente è una delle ragioni per cui lo scrittore non interrompe la scrittura. Se forse a volte  il dialogo può sembrargli languire, i suoi personaggi lo solleciteranno a non abbandonarli. Mi accorgo che qui penso soprattutto al romanziere, a chi crea storie importanti, anche se la sollecitazione a continuare a scrivere, di cui vorrei parlare ancora dopo oggi certamente può interessare anche più modesti Autori. Limitandomi per ora a riflettere sulla dinamica del dialogo tra scrittore e sue creature, non posso omettere di citare qui, per affinità di argomento ai Sei personaggi in cerca d’Autore, che  molti  decenni più tardi ed in un altro secolo il genio di Pirandello ci avrebbe fatto conoscere. Lì, il dialogo tra Autore e personaggi è proposto nella maniera più cruda ed originale e ci colpisce e coinvolge con una potenza di immagine incredibile. Vorrei tornare a chiedermi ancora perchè si scrive e se ogni scrittore abbia un suo di motivo, o piuttosto se i motivi siano una manciata e sempre quelli. Ma il discorso andrebbe lontano e lo farò in altro momento riflessivo, che non voglio escludere.

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